Cambiare operatore: recesso, migrazione e costi che non si devono pagare

Cambiare operatore telefonico dovrebbe essere semplice. Nella pratica, il cliente incontra spesso penali inattese, fatture di chiusura gonfiate, migrazioni che si trascinano per settimane con la linea inattiva.
La regola è chiara: il recesso è sempre libero e i relativi costi devono essere commisurati ai costi effettivamente sostenuti dall'operatore per la dismissione. Non possono avere natura di penale né rappresentare un ostacolo economico al passaggio a un concorrente. Le somme eccedenti non sono dovute e vanno restituite.
Il preavviso non può superare i termini fissati dalla normativa di settore e la comunicazione deve poter essere inviata con modalità semplici, almeno equivalenti a quelle usate per la sottoscrizione: se il contratto si è concluso al telefono, non può essere richiesta una procedura più gravosa per recedere.
Nella migrazione, il ritardo nel trasferimento dell'utenza o l'interruzione del servizio nel passaggio fra operatori danno diritto agli indennizzi giornalieri previsti dalle delibere AGCOM. Lo stesso vale per la mancata portabilità del numero.
Un capitolo a parte riguarda i vincoli di durata legati alla rateizzazione di un dispositivo: in questi casi l'operatore può richiedere le rate residue del bene, ma non ulteriori penali collegate al servizio.
Il consiglio pratico è conservare la copia del contratto, le condizioni economiche vigenti al momento della sottoscrizione e ogni comunicazione di rimodulazione ricevuta: sono i documenti che, in sede di conciliazione, fanno la differenza.
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