Diritto previdenziale

Verbale di invalidità negato o ridotto: come impugnarlo

1 agosto 20265 min di lettura
Verbale di invalidità negato o ridotto: come impugnarlo

Ricevere un verbale che nega l'invalidità, ne riduce la percentuale o esclude l'indennità di accompagnamento non è la fine del percorso. La legge prevede uno strumento specifico per contestarlo, ma i tempi sono stretti.

Il termine è di sei mesi dalla notifica del verbale. Superato questo termine il verbale diventa definitivo e occorre presentare una nuova domanda, con la conseguenza di perdere gli arretrati maturati.

La contestazione passa dall'accertamento tecnico preventivo obbligatorio: si tratta di un procedimento davanti al Giudice del Lavoro nel quale un medico legale nominato dal tribunale visita l'interessato e redige una relazione sulle condizioni di salute. Se nessuna delle parti contesta le conclusioni, il giudice le rende definitive con decreto e l'INPS deve adeguarsi.

La qualità della documentazione è decisiva. Vanno raccolti verbali di pronto soccorso e ricovero, esami strumentali, relazioni degli specialisti che seguono il paziente, piani terapeutici e certificazioni relative agli ausili utilizzati. Un quadro clinico frammentario è la causa più frequente di esiti sfavorevoli.

Attenzione anche alle visite di revisione: fino alla nuova valutazione le prestazioni proseguono, ma una revisione può concludersi con la revoca. Anche in questo caso il provvedimento è impugnabile, così come lo sono le richieste di restituzione di somme già percepite, che spesso risultano prescritte o infondate.

Lo Studio Legale Palminteri valuta gratuitamente il verbale ricevuto e indica se sussistono i presupposti per un ricorso con concrete possibilità di accoglimento.

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